Persone giuridiche e conflitto d'interessi
Quotidiano piacentino LIBERTA' del 15 aprile 2006
Articolo di Nereo Villa
La risoluzione del cosiddetto “conflitto di interessi” è il punto chiave dell’attuazione della sovranità reale del cittadino, in quanto “socio” della sua società. A tale risoluzione però non si potrà mai avvenire senza il pensare, il sentire ed il volere del cittadino stesso in merito alla proprie tasche. La “proprietà” spettante al socio di una “società” (“persona giuridica”) consiste nel cosiddetto “credito societario”, scaturente da obbligazione contrattuale secondo l’equazione: come la “società” è proprietaria del patrimonio sociale, così - si dice - il socio è “proprietario” di una quota di tale patrimonio e dei relativi utili, detta “credito societario”, o “credito da obbligazione”, scaturente “legalmente” da contratto. Quando però nella realtà il cittadino - entrando in tale “scaturigine” - vuole davvero farsi socio ha a che fare non con un vero contratto in cui le parti contraenti preesistono al contratto, bensì con una specie di magia, consistente nel cosiddetto “negozio complesso” (che il più delle volte termina con la doppia espropriazione dei suoi averi: prima, perché gli si toglie la proprietà, che viene attribuita alla “persona giuridica” all'atto del conferimento della quota; e poi perché si fa dipendere quest’ultima dalle oscillazioni borsistiche, determinate dalle “persone giuridiche” stesse). Nel negozio complesso il contratto “crea” niente meno che uno dei contraenti! Vale a dire, il contratto si sdoppia, e si contorce progressivamente secondo l’ingrandirsi della “società” , ed è così che entrano in gioco tanto contratti fra persone fisiche costituenti la “persona giuridica”, quanto contratti fra persone fisiche e la già costituita “persona giuridica”. Ma se un contratto crea uno dei contraenti non è forse questa la magia in cui il dio quattrino, sostituendo il Dio trino presente nell’uomo come pensare, sentire e volere, gli impedisce di percepire, intuire e mutare ciò che è assurdo? Infatti, anche ammettendo che sia il patrimonio a far scaturire il contraente “persona giuridica”, è assurdo ammettere che esso faccia scaturire al contempo pure la quota societaria, cioè l'oggetto della loro reciproca obbligazione contrattuale, perché in tal caso il patrimonio sarebbe elemento secondario (in quanto successivo) - dunque non essenziale o primario - della società. Com’è noto, la funzione del contratto è necessariamente quella di accordare i contrasti, o perlomeno le distinzioni degli interessi, dei contraenti. Ebbene, nelle società “persone giuridiche” avviene proprio l’opposto, in quanto l'interesse economico della “persona giuridica” è in conflitto, o comunque è diverso, da quello delle persone fisiche (“soci”) che la compongono! Di fronte a ciò, i politici, anziché risolvere il problema dell’immane danno prodotto dall’invenzione materialistico giuridica della “persona giuridica”, si riempiono la bocca, accusando gli avversari di “conflitti di interessi”, che in realtà scaturiscono proprio da una forma societaria, che sarebbe, sì, da riformare, ma la cui riforma nessuno vuole: perché così come essa è, permette in definitiva a costoro il loro stipendio “da politici”, trenta o quaranta volta superiore a quello dei cittadini non politici. Questa dinamica perversa, in cui la “persona giuridica”, profittando della propria irresponsabilità o “responsabilità limitata per legge”, domina la persona fisica, manipolandone gli averi è la vera causa del “signoraggio” bancario. Il signoraggio consiste nella differenza tra valore nominale (cifra scritta sulla cartamoneta) e valore intrinseco (costo tipografico) di cartamoneta, creata dal nulla, che la “persona giuridica”, emettendo cartamoneta, pretende: come se si trattasse di restituzione di un prestito. È in tal modo che si crea debito pubblico, altra magia di proporzione planetaria (“corporation” = “persona giuridica”), da usare poi come spauracchio politico per tassare il popolo ignaro. Attraverso l’invenzione della persona giuridica, cioè delle S.p.A con scopo di lucro, la funzione del contratto diventa allora proprio quella di generare conflitto di interessi secondo una contorsione, in cui nessuno osserva che lo scopo (qualsiasi esso sia) è peculiarità assolutamente umana e che, in quanto tale, dovrebbe valere solo se attribuito a persone in carne ed ossa, non a persone “di carta”.
